Elettromeccanica
Le vicende dell'industria elettromeccanica italiana hanno seguito le tappe dell’industrializzazione e dell’innovazione tecnologica del paese. Nel periodo post-unitario il settore era ancora arretrato rispetto ad altri paesi europei, ma la diffusione dell’elettricità rappresentò uno stimolo importante. Le prime realtà elettromeccaniche si svilupparono intorno alla produzione di motori elettrici, generatori e impianti per l'industria, in particolare nel Nord Italia. L'installazione delle prime centrali elettriche e l'uso dell'energia elettrica nelle fabbriche divennero simboli di modernizzazione e fecero della Edison uno dei player europei più avanzati e innovativi.
Durante il fascismo si registrò la diversificazione della produzione, con l’aumento del numero di impianti industriali e di macchine per la produzione di energia. L’industria elettromeccanica ebbe un ruolo cruciale nel sostegno alla crescente domanda di energia elettrica dell’industria. Le politiche autarchiche incentivarono negli anni Trenta lo sviluppo dell’industria pesante e di impianti tecnologicamente avanzati. Iniziò la produzione di turbine, motori elettrici e macchine per il settore metallurgico e chimico, anche se il loro numero rimase inferiore di quello delle nazioni industrialmente più avanzate. Da registrare la nascita di imprese come la Zoppas, fondata nel 1923 a Conegliano, che diede avvio alla produzione di cucine economiche a legna e carbone, da cui qualche decennio più tardi avrebbe avuto origini il comparto dell’elettrodomestico.
Nel dopoguerra, infatti, nel clima di rapida crescita economica e tecnologica, aziende come la Candy, nata nel 1945 a Monza, introdussero le prime lavatrici Made in Italy, rivoluzionando l’organizzazione della vita domestica. Parallelamente, la Zanussi ampliò la propria offerta con la produzione di fornelli a gas e frigoriferi, contribuendo alla diffusione degli elettrodomestici nelle case italiane. Negli anni '50 la crescente domanda portò a un aumento significativo della produzione: le lavatrici passarono da poche unità nel 1957 a 262.000 nel 1961, mentre i frigoriferi aumentarono da 18.500 nel 1951 a 370.000 nel 1957. Questa espansione fu accompagnata da un'attenzione crescente al design, con prodotti che combinavano funzionalità ed estetica, contribuendo alla reputazione internazionale del design italiano. Negli anni '50 e '60 l'Italia divenne uno dei principali produttori di elettrodomestici in Europa, segnando il boom del settore. Accanto a tutto ciò va segnalato come il settore elettromeccanico trasse grossi benefici dai trasferimenti tecnologici del Piano Marshall. Fiat, Olivetti e altre grandi realtà produttive contribuirono allo sviluppo della meccanizzazione dell'industria e alla diffusione degli elettrodomestici, mentre la produzione di apparecchiature per la telecomunicazione e la robotica divenne sempre più rilevante.



