Imballaggi
Nella seconda metà dell'Ottocento l'introduzione delle scatole di latta rivoluzionò la conservazione degli alimenti. Inizialmente venivano importate dall’Inghilterra, ma nel 1890 iniziò la produzione nazionale grazie a Luigi Origoni a Milano. Queste lattine divennero fondamentali durante la Prima Guerra Mondiale per consentire la produzione di carne in scatola destinata al vettovagliamento delle truppe.
Nel settore cartario, la Cartiera di Vas, attiva dal XIX secolo, iniziò nel 1912 la produzione di sacchetti di carta, segnando un passo verso l’industrializzazione degli imballaggi cartacei.
Negli anni '30 l'autarchia promossa dal regime fascista incentivò la produzione nazionale di materiali per imballaggi. A Ferrara, nel 1936, nel polo chimico istituito nell'ottica dell'autarchia per far fronte all'occupazione di numerosa manodopera resa inattiva dalla conclusione delle grandi opere di bonifica e dall'avvento della meccanizzazione di alcuni lavori agricoli, trovarono sede anche alcune aziende produttrici di imballaggi (Meneguzzi e Scatolificio Littorio), sfruttando le risorse agricole e la manodopera locali.
Un'innovazione significativa fu l'introduzione del cellophane, inventato nel 1908 e prodotto industrialmente in Italia dal 1929, quando il conte Paolo Orsi Mangelli fondò a Forlì la prima fabbrica italiana dedicata. Questo materiale divenne rapidamente popolare per il confezionamento alimentare grazie alle sue proprietà trasparenti e protettive.
Nel periodo post-bellico l'industria degli imballaggi continuò a crescere, con l’adozione di nuove tecnologie e materiali, facendo divenire l’Italia un attore chiave nel settore a livello internazionale.





