Industria della pelle e del cuoio
Inizialmente basata su piccole botteghe artigiane, la lavorazione della pelle si concentrava in regioni come Toscana, Veneto e Campania, che vantavano una lunga tradizione conciaria. Nel tardo Ottocento la modernizzazione delle concerie portò all’adozione di nuovi processi chimici, come la concia al cromo, che sostituì progressivamente quella vegetale, accelerando i tempi di produzione. Nei primi decenni del nuovo secolo l’industria del cuoio si consolidò grazie all’aumento della domanda di calzature, selleria e articoli di pelletteria.
Durante il fascismo l’autarchia impose la ricerca di materiali alternativi, ma il settore rimase comunque strategico, soprattutto per le forniture all’industria bellica. Negli anni della ricostruzione post-bellica si registrò un rapido sviluppo del settore, con l’espansione di distretti conciari come quello di Santa Croce sull’Arno e l’affermarsi di marchi italiani di pelletteria di lusso.
Negli anni ’50 e ’60, l’industrializzazione crescente e il miglioramento delle tecnologie permisero all’Italia di diventare un leader mondiale nella lavorazione del cuoio, che divenne una delle componenti principali del paniere del Made in Italy.




