Meccanica
L’industria meccanica ha avuto un ruolo chiave nello sviluppo economico italiano, sia nella fase del primo sviluppo tardo-ottocentesco sia negli anni del boom economico.
Dopo l’Unità l’industria meccanica risulta ancora poco sviluppata ed è caratterizzata da tratti ancora artigianali. Le prime imprese nascono nel settore ferroviario e della cantieristica navale, con aziende come Ansaldo (1853) e Breda (1886). Il settore automobilistico muove i primi passi con Fiat (1899), destinata a diventare un pilastro dell’industria nazionale.
Nel nuovo secolo la meccanica si sviluppa nei settori automobilistico, aeronautico e delle macchine utensili. Crescono aziende come Alfa Romeo (1910), OM (1918) e Moto Guzzi (1921). Durante il Fascismo l’autarchia incentiva la produzione interna, mentre la Seconda Guerra Mondiale porta alla conversione industriale per fini bellici. La riconversione post-bellica, anche grazie agli aiuti dell’ERP, permetterà al sistema industriale italiano un importante salto di qualità, soprattutto in termini di produttività e innovazione tecnologica.
Dopo il conflitto la meccanica guiderà la ricostruzione economica. Il boom industriale favorisce la crescita dell’automotive (Fiat 500 e 600), della motoristica (Piaggio e Ducati) e della meccanica strumentale. L’Italia diventa un leader nella produzione di macchine utensili e impianti industriali, ponendo le basi per il suo ruolo nell’industria manifatturiera globale.




